Dopo quasi un mese dal mio arrivo nella capitale tedesca con calypso mi viene offerta l’occasione di fare il vespa-taxi fino ad una piccola isola che guarda Göteborg. Impossibile non rifiutare, altri cinque giorni lungo le strade di Svezia e Danimarca.

 

ore 9 e trenta minuti, arriva linnea a casa mia con il suo zaino leggerissimo, anch’io avrò solo un piccolo zaino con dentro 2 paia di mutande, 2 paia di calzini, due t-shirt ed il sacco a pelo, tanto sarò tutto il giorno guidando. linnea è una super fan dell’ultra leggero visto che è abituata a fare trekking, leghiamo tutto, calipso è carica, ma non come la prima volta e per questo sono più rilassato. giro la chiave e metto in moto. sono le dieci, salutiamo augusto e partiamo. direzione rostock dove alle 16.00 partirà il traghetto che ci porterà al porto di trelleborg in svezia. abbiamo sei ore per percorrere 234 chilometri.“

il tempo di una sosta per mangiare qualcosa, becchiamo un kiosk all’interno di un parcheggio di un supermercato penny. curry wurst, bratwurst, buletten, insalata di patate e pommes fritte sono le specialità di ogni kiosk in germania. ordiniamo delle frikadellen (polpette di carne mista) con insalata di patate e due birre. classico. fuori dal penny c’è un ragazzo extracomunitario a distribuire dei volantini e l’immagine di lui intorno a capelli biondi e occhi azzurri mi rende triste, penso che ogni popolo del mondo abbia la sua etichetta di odio da portare con se tutta la vita: tedeschi=nazi, italiani=mafia, arabi=estremisti, giapponesi=yakuza, americani=guerrafondai, cinesi=lavoratori, turchi=fumatori, magrebini=spacciatori, rom=ladri, ebrei=tirchi, tibetani=illuminati, etc…“

decidiamo d’iniziare a cercare un posto dove piazzare la tenda. seconda cosa incredibile della svezia dopo le poliziotte, è permesso fare campeggio libero ovunque. geniale. ora è buio pesto, la strada taglia una foresta pianeggiante, dopo alcuni chilometri scorgiamo sulla nostra sinistra un altro sterratino e decidiamo di entrarci per vedere se troviamo dove accamparci. il sentiero s’immerge sempre di più nella profondità del bosco, penso… e se incontriamo il mostro di firenze svensco? mi viene un leggero brivido.“

terza cosa incredibile della svezia: il trasporto navale che collega ogni singola isoletta fa parte del servizio autostradale e quindi non si paga. wow!!! 5 minuti per arrivate sull’isola di “hono” che è collegata da un ponte all’isola di “ockero” poi un altro ponte per andare sull’isola di “halso” e per finire un’altra chiatta fino all’isola di “kallo-knippla”. troppo divertente crossare quattro isole in neanche 15 minuti. mi piace l’architettura nordica ma specialmente i colori che danno alle case, il bianco ed il blu, il bianco ed il verde, il bianco ed il rosso mattone donano un certo equilibrio al paesaggio, o bravi svedesi!!!“

wow!!! il ponte è enorme, 15.900 m di lunghezza, 203 m di altezza e 30 m di larghezza. mi sento microscopico e vulnerabile. ho iniziato a sudare freddo, ho brividi di paura, deglutisco, metto la prima e parto. ooohhh!!! quanto è alto, sono in mezzo al mare su di un filo di cemento armato e acciaio, fuck!!! percepisco la giuntura forzata e innaturale di due costiere che formano un canale di aria e acqua. il vento tira fortissimo e le girandoline per la misurazione della velocità dei nodi del vento vanno più veloci che del pistone di calypso. mi sento spingere verso il bordo destro della corsia, ci sono le reti ma il vuoto è li vicino a me, sto cercando di andare dritto ma sono messo a 45 gradi. fuck!!! folate di vento continue innalzano particelle di acqua marina che sono come spilli sul mio viso e moccico sull’asfalto. calypso sbanda, mi caco in mano ma apro comunque il gas a manetta sperando che la velocità mi stabilizza. niente da fare, le ruote le sento ancora lì li per cedere alla caduta. ancora una volta un’immagine mi passa per la testa perforandola da tempia a tempia, adesso mi sento odisseo. gli dei mi vogliono punire. sotto di me il mare, sopra di me alberi di cemento e tiranti d’acciaio che portano su verso l’olimpo, davanti a me la danimarca che mi appare come isola. non ti lascerò calypso. io non desidero tornare ad itaca, io desidero rimanere con te. il ponte si trasforma in grotta e s’immerge nel fondo del mare, che figata, la stabilità è tornata all’interno di un’oscurità artificiale, vengo avvolto da un rumore assordante di auto e camion in corsa per qualche chilometro. allucinante, che sensazione strana, non è come una normale galleria, il suono è molto più amplificato, che strano, mi sento proprio bene, mi sento come elettricità che corre all’interno di un cavo che non finisce mai, calypso ed io abbracciati, lei guida me ed io guido lei. copenaghen centro, la prima a destra, boommm!!! luce. ritorno in me.“