Durante la mia permanenza a Istanbul durata la bellezza di dieci giorni ho la fortuna di conoscere Sinan, un ragazzo turco che da tre mesi ha aperto un caffè davanti alla casa dove abito e sua sorella Ebru che fa l’architetto tra Torino e Istanbul. Così parlando salta fuori che il giovane ragazzo ha avuto la fortuna o sfortuna di aver lavorato per un pò di tempo nel ristorante della città aperto da Massimo Bottura, infatti nel suo gastro-bar “smelt&Co.” si mangia veramente bene, invece sua sorella Ebru, dal nome che deriva dalla tecnica pittorica “Ebru”, parla perfettamente italiano essendo lei sposata con un ragazzo di Matera. Insieme trascorriamo piacevoli momenti tra caffè, çay tea e ottimo cibo con Ebru che trova pure il tempo di organizzarmi il mio tragitto attraverso la Turchia con il suo immancabile entusiasmo. Dopo calde giornate a malincuore saluto i due fratellini ed il simpatico Hakki per tornare finalmente in sella alla mia Calypso.

La costa del mar nero da Istanbul al confine con la Georgia è lunga ben 1730 km più o meno visto che è un dato rilevato dal contachilometri di Calypso. Il mar nero è sempre sulla mia sinistra e non riesco a levarmelo dalla vista, mentre sulla mia destra sono permanenti montagne verdi piene di noccioli.

In alcuni punti il mare è molto bello e mi stimola una sosta per un bagno che non farò, mentre in altri, più vicini a porti e città, fa abbastanza cacare lasciandomi leggermente deluso, la cosa buffa è che in tutto il mar nero esiste solo un’isola che in realtà è solo un grande scoglio con qualche albero.

Il cibo varia molto, dal kebab ai kofte, dalla pide alle insalate di pomodori, cipolla e cetrioli, dal riso pilaf alle zuppe di lenticchie per continuare con i dolci che ti fanno cascare i denti da quanto sono dolci, il tutto condito da occhiate curiose rivolte allo straniero su di una vespa.

Le moschee vengono fuori come funghi con i suoi lunghi e appuntiti minareti dove il muezzin invita con cantilene i suoi devoti alla preghiera. Dopo lunghe soste ad osservare la loro architettura vengo a scoprire la loro vera anima e cioè che in realtà le appuntite torri non sono altro che missili terra aria rivestiti e camuffati da eleganti ornamenti orientali pronti a partire in caso di parole sgradevoli da parte del presidente degli Stati Uniti Trump.

A metà della Turchia mi fermo per un paio di giorni nel paese di Dareli da un’amica di Ebru in una casa sperduta in montagna ad un’altezza di quasi 1800 mt, panorama fantastico, strada montana incredibile, come sempre buon cibo e la presenza di tre donne simpatiche e gentili. Madre, figlia ed amica.

Le tre grazie mi portano a fare un giro attraverso luoghi montani incontaminati su sentieri scoscesi e cascate d’acqua fresca buonissima, mi sento bene nel respirare aria pulita e rilassato dal suono di grilli, rane ed insetti vari. Una cosa incredibile è che nel paese sono tutti armati, anche Iclal, l’amica di Ebru, ha una pistola a tamburo che mi farà provare senza esitazione. Il rumore dei proiettili rimbomba nell’oscurità della notte su tutta la vallata, una forma di comunicazione tra case e paesani lontani ed anche un metodo per scacciare animali come orsi e lupi che si aggirano nei boschi, questo è il vero motivo per il quale tutti hanno una pistola in casa loro, un oggetto tenuto per sicurezza che ahimè a volte uccide qualcuno troppo ubriaco per tenere un’arma con se. Anche dopo questa esperienza il cowboy riprende il suo cammino verso il paese di Esenkiyi vicino la frontiera con la Georgia dove mi aspettano altri amici di Ebru e Sinan. Qua le montagne passano dai noccioli alle coltivazioni di çay tea, il migliore çay tea prodotto in tutta la Turchia ed io sarò ospitato da uno dei suoi coltivatori più rinomati della zona. Kenan è un uomo alla mano e non è religioso, con lui posso parlare tedesco visto che ha lavorato per tanti anni in Germania mentre sua moglie Neriman è la classica casalinga turca pronta ad impartirmi lezioni di cucina tipica della zona, una zona dove si parla il Laz, un dialetto che è quasi una lingua differente dal turco. Per ripagare della loro ospitalità aiuto Kenan a raccogliere e trasportare il tea fino al punto di smistamento verso la fabbrica dove successivamente sarà lavorato e impacchettato.

Una cosa inspiegabile è che le foglie di tea non hanno minimamente odore e solo dopo essere state trattate iniziano a produrre il loro inconfondibile aroma, infatti parcheggiando il pick up di fronte alla fabbrica l’odore intenso invade tutta la strada fino ad i nostri finestrini e le nostre narici. Potente!!! I giorni sono passati piacevolmente ed è tempo di dare un controllo ed una pulizia a Calypso poiché è arrivato il momento di ripartire, la Georgia è a dieci chilometri da qui ed i suoi controlli di frontiera mi stanno aspettando. Allora ciao.