calypso the world and me

from berlin to tokyo

Month: agosto 2018

georgia vs armenia

Georgia, dopo Batumi il mar nero è alle mie spalle e non rivedrò più il mare fino al Giappone. Trovo alloggio per un paio di giorni in un ostello nella città di Kutaisi dove una piscina in stile ddr mi chiama per un bagno rinfrescante ed una vecchia signora russa mi offre un massaggio che per 10 euro rimette a nuovo la mia schiena dolorante.

Per cena spiedini di rosticciana con marmellata di prugne, insalata di pomodori e due bei bicchieri freschi di vino bianco georgiano che mi spedisce con il sorriso verso un meritato riposo.

Un giorno di relax per ammirare i meravigliosi affreschi di età compresa fra il XVI e XVII secolo nel monastero di Gelati, la cattedrale di Bagrati ed aspettare in un grazioso cafè-bistro la fine di un incessante temporale. La strada per Tbilisi è piena di mucche a pascolare libere, cavalli e cani randagi pronti ad abbaiarmi e venirmi incontro al mio passaggio. Decido di fermarmi lungo la strada da una signora che vende pannocchie di mais bollite in acqua scaldata da un fuoco di legna, incuriosita dalla mia provenienza mi offre un pezzo di torta, un caffè ed un bicchiere di vodka calda come il piscio.

Tbilisi non sembra una città da un milione e duecentomila abitanti, le strade non sono così intasate come mi aspettavo, mi piace lo stile che hanno le case, mi piacciono i suoi musei, mi piace il suo vino e mi piace il suo cibo, specialmente quello cucinato al ristorante “pur pur”. Incontro un ragazzo danese che sta pedalando con la sua bicicletta dalla Finlandia fino all’Indonesia per l’associazione dei bambini della Groelandia. Mitico!!! La buona notizia è che sono riuscito ad avere la Visa per entrare in Iran, yay!!! Calypso sembra che non stia bene, ha iniziato a borbottare e perdere colpi a bassi regimi, merda!!! Guardo la candeletta ma sembra a posto, la corrente c’è, mmmhhh… allora smonto il carburatore e vedo che uno dei getti è intasato da un minuscolo granello di sporcizia raccolto evidentemente dal fondo del serbatoio. Grazie all’aria compressa trovata da un meccanico il getto è pulito e Calypso torna ad avere le sue performance di sempre. La vita notturna di Tbilisi è inaspettatamente elettronica ed i suoi club non sono niente male come non sono niente male anche le sue donne, un pò troppo impiallacciate di trucco ma questo è un problema che deriva dalla martellante opinione fashion che le grandi aziende inculcano nella mente di ogni singolo cittadino del mondo. Dopo 4 giorni di sosta riprendo il mio viaggio verso l’Armenia arrivando a Yerevan, la sua capitale, con 310 km percorsi. Lungo la strada prima del confine i soliti banchi di frutta e verdura riempiono l’aria di un’ottima fragranza dovuta ad una coltivazione diretta, inaspettatamente dopo una quarantina di chilometri i banchi si riempiono di prodotti per il bucato, detersivi e detergenti di tutte le varie marche con colori e grafiche inconfondibili cambiando l’odore dell’aria con il classico profumo di bucato. Mi chiedo <ma come fanno a venderli tutti visto che sono su strade dove i villaggi avranno si e no 100 abitanti? O quanto lavano?> ma poi con il passare dei chilometri tutto diventa più limpido nella mia mente e trovo l’unico motivo a tutta questa vendita selvaggia di detersivi, il vero motivo di tutti questi sacchi da 10 kg di percil, vernel, dixan, etc… è perché le massaie producano “speed” per il mercato europeo. Ah ah ah!!! (Se volete produrre speed per poi sniffarvelo per bloccare il sonno basta che riempite una vasca da bagno di acqua fredda, buttateci un cartone di dixan in polvere e poi con una batteria da automobile dare corrente fino a quando il tutto inizia a fare molta schiuma, dopo di che levare la schiuma con una schiumarola e lasciarla seccare. ecco fatto il vostro speed, semplice, economico e dannoso per il vostro cervello) eh eh eh!!! Alla frontiera dell’Armenia sono tutti curiosi di Calypso ed incontro pure un medico italiano trapiantato in Inghilterra che mi fa un sacco di feste. Le strade armene fanno proprio cacare, sono piene di buche ed è per questo che la ruota posteriore mi fa ciao, è la prima foratura del viaggio dopo ben 7910 km.

Un chiosco con grill sulla strada mi urla ad una sosta per un kebap che blocca la fame fino al mattino seguente, assaggio il vino armeno ma è troppo servatico, l’uomo del chiosco e sua moglie, con mio incredulo stupore e meraviglia, mi offrono una scopata con sua figlia, assurdo, ce la ridiamo di brutto e ovviamente non accetto per principio, per l’ora tarda e perché la figlia non era proprio un granché. Eh eh eh!!!

Nell’ostello di Yerevan sono tutti carini, un ragazzo di Hong Kong m’illumina che in Iran non accettano carte di credito e quindi è meglio ritirare dollari o euro per poi scambiarli in seguito, lo ringrazio animatamente per la sua preziosa dritta, conosco pure un signore che abita accanto all’ostello che ha appena comprato una vespa gs 300, simpatico e premuroso mi consiglia di andare nel piaggio center di Yerevan a vedere se vendono l’olio per il miscelatore visto che l’ho appena finito. Al piaggio center l’olio non ce l’hanno ma forse con quello che ho nel serbatoio riesco ad arrivare fino a Tehran, il meccanico filippino è simpatico e quando il suo turno è terminato andiamo nella via principale del centro a bere un paio di birre e chiacchierare del più e del meno.

Dopo due giorni di stop riprendo il mio cammino costeggiando i piedi del monte Ararat, il monte dove si presume ci sia l’arca di Noe, boh? Io non l’ho vista, eh eh eh. Armenia ventosa con le sue splendide montagne e auto sempre con quattro uomini con le braccia fuori a finestrini aperti, occhiate strane, non mi piacciono gli uomini armeni infatti quando decido di fermarmi a mangiare o bere qualcosa lungo la strada preferisco fermarmi sempre dove ci lavorano donne, sono più curiose, cordiali e simpatiche infatti una signora mi offre delle pesche buonissime ed una selezione di cognac fatti in casa decisamente ruspanti, i suoi denti d’oro luccicano al suo sorriso dopo avermi intonato una canzone di toto cutugno “l’italiano” pazzesco, troppo simpatica e divertente, un uomo armeno non sarebbe mai stato così.

Arrivo nel paese di Tatev ad un’altezza di 1573 mt dopo otto km di strada sterrata, Tatev è famoso per il suo monastero e per la sua funicolare da guinness dei primati, il paese sarà composto da una cinquantina di famiglie le quali hanno un Bad&Breakfast cadauno. La signora che mi ospita è come sempre super gentile e parla leggermente inglese, un notte con cena e colazione dieci euro, perfetto!!! C’è pure la connessione wifi, incredibile pensando che appena ti addentri nel profondo della toscana la connessione non c’è oppure va lenta come una tartaruga. Perché Italia fai così? Meglio non logorarsi il fegato, meglio pensare a domani quando entrerò in Iran varcando la sottile linea del vero Medio Oriente. Georgia e Armenia sono molto simili tra di loro ma la Georgia per i miei gusti e le mie impressioni vince questa sfida tra nazioni confinanti a territori dove l’islam ne è padrone.

tra pistole e çay tea

Durante la mia permanenza a Istanbul durata la bellezza di dieci giorni ho la fortuna di conoscere Sinan, un ragazzo turco che da tre mesi ha aperto un caffè davanti alla casa dove abito e sua sorella Ebru che fa l’architetto tra Torino e Istanbul. Così parlando salta fuori che il giovane ragazzo ha avuto la fortuna o sfortuna di aver lavorato per un pò di tempo nel ristorante della città aperto da Massimo Bottura, infatti nel suo gastro-bar “smelt&Co.” si mangia veramente bene, invece sua sorella Ebru, dal nome che deriva dalla tecnica pittorica “Ebru”, parla perfettamente italiano essendo lei sposata con un ragazzo di Matera. Insieme trascorriamo piacevoli momenti tra caffè, çay tea e ottimo cibo con Ebru che trova pure il tempo di organizzarmi il mio tragitto attraverso la Turchia con il suo immancabile entusiasmo. Dopo calde giornate a malincuore saluto i due fratellini ed il simpatico Hakki per tornare finalmente in sella alla mia Calypso.

La costa del mar nero da Istanbul al confine con la Georgia è lunga ben 1730 km più o meno visto che è un dato rilevato dal contachilometri di Calypso. Il mar nero è sempre sulla mia sinistra e non riesco a levarmelo dalla vista, mentre sulla mia destra sono permanenti montagne verdi piene di noccioli.

In alcuni punti il mare è molto bello e mi stimola una sosta per un bagno che non farò, mentre in altri, più vicini a porti e città, fa abbastanza cacare lasciandomi leggermente deluso, la cosa buffa è che in tutto il mar nero esiste solo un’isola che in realtà è solo un grande scoglio con qualche albero.

Il cibo varia molto, dal kebab ai kofte, dalla pide alle insalate di pomodori, cipolla e cetrioli, dal riso pilaf alle zuppe di lenticchie per continuare con i dolci che ti fanno cascare i denti da quanto sono dolci, il tutto condito da occhiate curiose rivolte allo straniero su di una vespa.

Le moschee vengono fuori come funghi con i suoi lunghi e appuntiti minareti dove il muezzin invita con cantilene i suoi devoti alla preghiera. Dopo lunghe soste ad osservare la loro architettura vengo a scoprire la loro vera anima e cioè che in realtà le appuntite torri non sono altro che missili terra aria rivestiti e camuffati da eleganti ornamenti orientali pronti a partire in caso di parole sgradevoli da parte del presidente degli Stati Uniti Trump.

A metà della Turchia mi fermo per un paio di giorni nel paese di Dareli da un’amica di Ebru in una casa sperduta in montagna ad un’altezza di quasi 1800 mt, panorama fantastico, strada montana incredibile, come sempre buon cibo e la presenza di tre donne simpatiche e gentili. Madre, figlia ed amica.

Le tre grazie mi portano a fare un giro attraverso luoghi montani incontaminati su sentieri scoscesi e cascate d’acqua fresca buonissima, mi sento bene nel respirare aria pulita e rilassato dal suono di grilli, rane ed insetti vari. Una cosa incredibile è che nel paese sono tutti armati, anche Iclal, l’amica di Ebru, ha una pistola a tamburo che mi farà provare senza esitazione. Il rumore dei proiettili rimbomba nell’oscurità della notte su tutta la vallata, una forma di comunicazione tra case e paesani lontani ed anche un metodo per scacciare animali come orsi e lupi che si aggirano nei boschi, questo è il vero motivo per il quale tutti hanno una pistola in casa loro, un oggetto tenuto per sicurezza che ahimè a volte uccide qualcuno troppo ubriaco per tenere un’arma con se. Anche dopo questa esperienza il cowboy riprende il suo cammino verso il paese di Esenkiyi vicino la frontiera con la Georgia dove mi aspettano altri amici di Ebru e Sinan. Qua le montagne passano dai noccioli alle coltivazioni di çay tea, il migliore çay tea prodotto in tutta la Turchia ed io sarò ospitato da uno dei suoi coltivatori più rinomati della zona. Kenan è un uomo alla mano e non è religioso, con lui posso parlare tedesco visto che ha lavorato per tanti anni in Germania mentre sua moglie Neriman è la classica casalinga turca pronta ad impartirmi lezioni di cucina tipica della zona, una zona dove si parla il Laz, un dialetto che è quasi una lingua differente dal turco. Per ripagare della loro ospitalità aiuto Kenan a raccogliere e trasportare il tea fino al punto di smistamento verso la fabbrica dove successivamente sarà lavorato e impacchettato.

Una cosa inspiegabile è che le foglie di tea non hanno minimamente odore e solo dopo essere state trattate iniziano a produrre il loro inconfondibile aroma, infatti parcheggiando il pick up di fronte alla fabbrica l’odore intenso invade tutta la strada fino ad i nostri finestrini e le nostre narici. Potente!!! I giorni sono passati piacevolmente ed è tempo di dare un controllo ed una pulizia a Calypso poiché è arrivato il momento di ripartire, la Georgia è a dieci chilometri da qui ed i suoi controlli di frontiera mi stanno aspettando. Allora ciao.