calypso the world and me

from berlin to tokyo

india e nepal conquistati

Passata la frontiera dell’india mi fermo subito al lato della carreggiata per appiccicare la sua bandiera sulla scocca di calypso, neanche a farlo apposta c’è spazio solo per quella del Nepal e del Giappone. Trovo un ostello fuori dal centro della città di Amritsar dove mi rilasso bevendo una birra ed ammirando il tramonto indiano. Amritsar mi offre il suo tempio d’oro così sacro per la religione sikh ma per oggi non ho voglia di continuare a guidare e cercare indicazioni su google maps. Le strade già iniziano ad essere piene di tuk tuk e di vespe della “LML” guidate da indiani sikh con i loro classici turbanti di tutti i colori, certo che la piaggio c’ha fatto i soldi in india?!

Arrivo a Dharamsala sudando sette camice nel portare calypso sulle ripide ed affollate salite della cittadina, inizia a piovere leggermente e così prendo una stanza nella prima Guest house che trovo. Il proprietario mi offre anche un bel dito di hashish “charas” per 15 euro che mi durerà per tutto il tragitto fino al confine con il Nepal. Dharamsala è piena di monaci tibetani con le loro classiche tuniche di color mattone ed arancione che mi provocano pace interiore, una pace interiore che svanisce immediatamente a causa del traffico di taxi e di motorini che suonano continuamente il clacson per farsi spazio o per avvertire della loro presenza in prossimità di curve pericolose. Rimango una settimana a Dharamsala per aspettare il bel tempo, per ascoltare l’insegnamenti del Dalai lama e per fare un corso di cucina tibetana dove imparerò a preparare dei momo vegetariani. La quantità di turisti israeliani è impressionante e non riesco a capire per quale motivo il nord dell’india è meta turistica di questo popolo, icchè si mettono d’accordo? O forse è solo perché è economico? E poi tutti a fare corsi di yoga o di collanine, che palle!!! Ma d’altronde il turismo dell’india è basato su questo ed alla fine porta soldi e attività in un paese dove la spazzatura si brucia ai margini della strada e dove la parola riciclaggio non è nel vocabolario.

Nel primo vero giorno di sole carico calypso di tutti i bagagli e mi dirigo verso il paese di vashisht nella regione Himachal Pradesh ai piedi dell’Himalaya, la strada inizia a peggiorare e mi prendo pure un’ondata di pioggia che dura fino a pochi chilometri dalla Guest house che mi aveva consigliato un’amica, sono fradicio e completamente ricoperto di fango schizzato da camion insensibili verso un italiano che guida la sua piccola vespa cercando di non sprofondare nelle buche di lavori in corso interminabili.

Decido di partire verso la città di Leh, in Ladakh, nella regione del Jammu e Kasmir in mezzo al deserto dell’Himalaya ad un’altitudine di 3500 metri percorrendo la Manali-Leh highway una tra le dieci strade più pericolose al mondo con 490 km che ti portano ad oltrepassare passi di montagna che arrivano ad un’altezza di 5328 metri su strade ad una corsia, mezze asfaltate o completamente sterrate con dirupi da capogiro, ponti pericolanti e fiumi da superare solo la mattina presto poiché nelle ore diurne le acque si alzano a causa dello scongelamento delle nevi su in alta quota, in più camion, auto, bus e le classiche ed immancabili motociclette della Royal enfield. Lungo la strada incontro un ragazzo inglese con la sua moto KTM comprata a New Delhi ed due ragazzi indiani della regione di Kerala con le loro Royal enfield noleggiate, faremo la strada e dormiremo insieme per due notti nei campeggi dei villaggi di Jispa e Pang.

La strada è estenuante per me e calypso, iniziano a formarsi vesciche sulle mani, dolore ai polsi ed alle braccia, tutte le persone che incontro lungo il tragitto rimangono a bocca aperta vedendomi guidare con una vespa a quelle altezze, nessuno guida una vespa su quella strada, nessuno, solo io, mi sento un super eroe, invincibile. Superare altri veicoli è praticamente impossibile, tutti aspettano l’arrivo di uno slargo della carreggiata per un sorpasso più sicuro ma io no, senza indecisioni e con il gas aperto ed il singhiozzare di calypso passo tutti quelli che mi trovo davanti e che ostacolano il mio passaggio stando in equilibrio su di un lembo di strada sterrata tra le carrozzerie di camion militari e dirupi di centinaia di metri che provocano vertigini con visioni di relitti rugginosi in fondo ad enormi burroni. Le grandi altezze non sono adatte a calypso che piange ed urla pregandomi di non continuare, ma ormai sono in ballo e quando il gioco si fa duro i duri incominciano a giocare. La polvere entra ovunque, nel carburatore, sui vestiti, nelle narici ed in bocca, inizio a sentire la fatica e per fortuna dopo tre giorni arrivo a Leh dove riposerò il mio scheletro e la mia mente. Il ritorno verso vashisht lo farò con calypso incastonata tra me ed il sedile posteriore di una jeep visto il peggioramento meteorologico che durerà tre giorni e provocherà lungo la strada la bellezza di 20 morti, la pioggia è incessante e potente, distruggerà gran parte della strada ed anche un ponte che dovrei superare per continuare il mio viaggio, fortunatamente la viabilità riprende a singhiozzo dopo la tormenta e in un giorno di sole riesco ad arrivare a Shimla percorrendo un percorso differente da quello che mi ero prefissato.

Sento la stanchezza nel guidare lungo le strade dell’india, non ce la faccio più!!! Ogni cento metri inizia lo sterrato con buche che non ti potresti immaginare in vita tua, ogni pericolo è alle porte, ogni curva nasconde qualcosa, mucche sempre nel mezzo a cacare il cazzo, scimmie pronte ad entrarti tra le ruote e sorpassi al limite della decenza umana. Come in un miraggio la strada tra Shimla e Rishikesh diventerà il percorso più bello e divertente da guidare fino ad ora, con curve continue, salite e discese che provocano piacere a calypso e me.

Passiamo il confine con il Nepal dopo quasi un mese d’India con l’ufficio della frontiera più sgangherato che abbia mai visto, solo tre muri, un tetto di lamiera, un tavolino, tre sedie ed un divanetto. Pernotto nell’albergo più lussuoso della città per la modica cifra di 15 euro dove avrò il piacere di un bagno rigenerante nella sua piscina privata, riesco a farmi una sim card nepalese per 5 euro al mese ed ho il tempo anche di riparare una ruota bucata giorni prima. I nepalesi si sentono più cordiali dell’indiani e devo dire che anche io ho questa impressione lungo il percorso che mi porterà ad oltrepassare la giungla su di un rettilineo fortunatamente asfaltato ma con dossi leggeri che si ripetono costantemente per un centinaio di chilometri provocandomi dolori muscolari e paranoie per un’altra possibile foratura causata dall’immaginario stress della gomma che ho nella mia mente.

Dopo la città di Butwal inizia ancora una volta sterrato per 30 chilometri, basta!!! Avete rotto il cazzo!!! Ma perché non sistemate queste cazzo di strade? Dio cane!!! Mi spaccano la schiena!!! Questo è quello che mi ripeto costantemente ma poi… wow!!! 100 km splendidi, pieghe e aperture di gas superando nepalesi con moto più potenti di calypso, nessuno riesce a starmi dietro, che goduria!!! Ma poi la goduria finisce gli ultimi 36 chilometri con un temporale da urlo, vaffanculo!!! Proprio da ultimo? Cazzo!!! Vaffanculo!!! Pohkara, Guest house, inzuppato d’acqua mollo tutto e vado a farmi una doccia calda con un momo tra i denti ed un bicchiere di coca cola.

Pohkara è la seconda città più grande del Nepal, si affaccia sul lago Phewa dove è possibile farsi un giro noleggiando colorate barchette ed ammirare le belle vedute dell’Himalaya con vette che superano di poco gli 8000 metri. Tedeschi, inglesi e giapponesi ne fanno da padroni con i loro zaini ed equipaggiamenti da trekking estremo, tutto è incentrato sul turismo estremo, i nepalesi sono degli esperti in questo, se vuoi attrezzatura da montagna in Nepal trovi di tutto e di tutte le più famose marche a cifre veramente economiche.

Gli ultimi 200 km che mi porteranno a Kathmandu saranno un riepilogo nella mia mente di tutto il mio viaggio poiché dopo Kathmandu arriverà il Giappone e di conseguenza la meta finale dove le ore seduto su calypso finiranno ed io dovrò decidere che fare della mia vita.

P.s. consiglio a tutti i nazisti ancora in circolazione di trasferirsi in India o in Nepal dove il simbolo della svastica adorna edifici spirituali e non, così potrebbero portare le loro bandiere del cazzo liberamente ed acquisire una pace interiore che li accompagnerebbe verso il sentiero di una vita migliore.

Allora ciao…

tra kalashnikov ed il colore beige

Lascio l’Armenia in un giorno di pioggia con 60 km di sterrato fangoso, salite e discese scansando pietre e buche piene d’acqua, Calypso si spegne, fuck!!! pulisco candeletta e carburatore, una famiglia di armeni stabilizzati in Olanda si ferma a darmi una mano, Calypso riparte e la famiglia pure lasciandomi una focaccia unta e bisunta e del succo d’arancia.

Al confine iraniano inizia il bel tempo ma con vento forte, in pochi chilometri sono asciutto ed il mio corpo torna ad una temperatura piacevole, la cosa più fastidiosa è questa sabbia nel viso che mi sta già spaccando i coglioni, le braccia iniziano ad essere stanche a causa della resistenza che ho contro il vento, mi sento come un ago che segna l’elettrocardiogramma spingendomi da sinistra a destra lungo la striscia continua della corsia d’emergenza di un rettilineo arido all’interno di un paesaggio mozzafiato. Devo arrivare a tabriz!!! e c’arriverò alle dieci della sera, 305 km in dodici ore, devo riposare lo scheletro. Tehran è vicina ma la fine dell’olio nel miscelatore mi rende questa tappa molto stressante con continue paranoie per un possibile ingrippaggio del motore visto la mia impossibilità di rifiutare un quartino di un olio alquanto orroroso da parte di un meccanico per automobili lungo la strada.

La capitale iraniana è super caotica ed imparo quasi all’istante come comportarmi sulle strade di Tehran, molto semplice: tutto è permesso!!! Contromano, semafori rossi e senza precedenze, un pò come succede nel prendere la metropolitana in Medio Oriente, normalmente prima si fa scendere e poi si sale, invece all’iraniani non gli può fregare una sega, loro entrano e chi se visto se visto. Dopo qualche giorno questo modo di fare m’irrequieta come m’irrequieta l’essere in dei vagoni pieni di uomini, e sì?! A Tehran i vagoni della metropolitana sono distinti da quelli per gli uomini a quelli per le donne, ma la cosa disgustosa è che lo scrivono solo per quello delle donne come se fosse normale che gli uomini abbiano quello senza scritta, come normale è che gli uomini si possono vestire di bianco e le donne solo con colori scuri.

Per tutta la traversata del Medio Oriente la mia mente rimugina su tutte le problematiche che le donne di tutto il mondo devono sopportare nella loro vita a causa di dottrine religiose create da uomini e solo per uomini, mi disgusta, mi nausea, m’imbestialisce e mi rintristisce. Donne!!! io sono con voi!!! In bocca al lupo per il vostro futuro!!!

Dopo giorni di rimbalzi ed attese riesco ad avere la Visa per entrare in Pakistan con il console che voleva farmi cucinare ad un evento in casa sua in un giorno fortunatamente equivocato. Che culo!!! Ero già in paranoia nel dover stare una serata intera con persone sconosciute e con una mentalità islamica che ancora non riesco a condividere. L’ospitalità, la generosità, la voglia di conoscere e far conoscere iraniana è incredibile e questo mi fa apprezzare questo paese visto anche la sua difficile situazione economica, politica e d’immagine che ha nei confronti di noi occidentali. 

La strada continua attraverso le zone più desertiche dell’Iran e del Pakistan.

I 45° all’ombra sono tosti da sopportare, i rettilinei tra pianure desertiche sono monotoni, mi provocano sonnolenza, comunque devo stare attento a tutto, buche, camion, auto, motorini, animali morti, animali vivi, persone e dalle raffiche di vento sabbioso. Impossibile addormentarsi. Inizio a contare quanti pneumatici consumati e strappati violentemente dal loro cerchio metallico incontro al lato destro della carreggiata. Praticamente una media di un pneumatico ogni 500 mt per circa 2000 km, impressionante.

Ma cosa ci stanno a fare i cartelli di pericolo cammelli?! Qua non c’è niente, solo arbusti secchi, roccie e sabbia, ma quali cammelli vuoi incontrare?! Ops!!!

Non avevo mai visto un cammello morto e in stato di decomposizione, sorry per la foto!!! Ops!!! Un altro, un terzo, allora esistono i cammelli tonti che oltrepassano questa strada nel nulla?! in una trentina di chilometri conto otto cadaveri in putrefazione. Da sempre, quando sono alla guida ed incontro animali schiacciati, dico a me stesso, <povero> e se dovessi incontrare un essere umano già stirato da tempo sull’asfalto cosa mi dire?…

A Yard la vita prende vita dalle sei del pomeriggio fino a mezzanotte, troppo caldo per muoversi. Devo iniziare a partire presto la mattina e guidare nelle ore meno torride, lo devo fare anche pensando a Calypso, anche lei soffre il caldo, il freddo, l’altitudine e le tempeste d’acqua. E’ fine agosto e incontro un sacco d’italiani che hanno deciso di passare le proprie vacanze girando l’Iran con autobus, taxi, aerei o vespe. Riesco a portare nel deserto Calypso, me stesso ed un ragazzo italiano conosciuto in ostello, bellissime le dune di sabbia al tramonto, mi sento un pò come in Marrakesh express di Gabriele Salvatores, era dal Marocco che avevo questo desiderio di arrivare nel deserto che sfortunatamente non sono riuscito a vedere a causa di poco tempo disponibile ed ora sto camminando sulla sua sabbia, che emozione!!!

Divertente sono le due serate passate con un gruppo di sei ragazze romane incontrate nel centro di Yard, indimenticabili i 6 km notturni guidati con due di loro, in tre e senza casco. Yay!!!

Bam, la tua città vecchia è meravigliosa, il beige insiste nei miei occhi, basta!!! È tutto beige!!! Fa caldo, da svenire, 180 km nel nulla, vento e sabbia, nessun benzinaio, nessun kiosk dove poter bere e mangiare qualcosa, ma le moschee si!!! Anche nel nulla ci sono moschee di sosta per pregare durante il viaggio!!! Ma voi siete malati!!! Da Zahedan iniziano le scorte, 80 km in 8 ore con 4 differenti pick up di militari, estenuante e questo è solo il primo giorno con i miei amici del NOC (servizio di scorta gratuito pakistano).

Notte passata alla frontiera mangiando un simil pollo all’arrabbiata, bevendo chai tea, fumando joint, guardando la luna piena e dormendo insieme alle guardie con kalashnikov sorvegliando un centinaio di immigrati senza passaporto aspettando un autobus che li riporta nei loro paesi d’origine. Iniziano le corse dietro ai pick up della Toyota dei NOC, avvertiti della mia velocità da crociera di 80 km/h la mia velocità sarà costante sui 95 km/h, ma dio maiale!!! Così sfondo il motore!!! Dai Calypso, resisti per altri 2000 km, sei grande!!! Arrivo a Quetta dove sarò recluso per due giorni in un albergo della città aspettando il permesso per lasciare il Baluchistan. Nell’albergo ci sono anche un motociclista russo con la sua africa twin 750cc, due ragazzi di Berlino con zaino in spalla facendo autostop ed un francese con moglie cinese e due figli aspettando tutti il solito documento che anche io dovrò ricevere. Passiamo una serata ridendo sulle solite identiche dinamiche che abbiamo passato entrambi ma in giorni differenti e tutti all’unisono stanchi e sfavati per il non poter fare niente senza la necessità di avere agenti di polizia tra i coglioni. Vogliamo la nostra libertà!!!

otto ore negli uffici di polizia ad aspettare la buona uscita.

Un giorno per lasciare alle mie spalle le zone desertiche del Baluchistan, due giorni per arrivare a Lahore con un clima più umido ma finalmente con del colore verde, il beige è finito!!! Yay!!!

Prendo contatto con Shah il proprietario del Karakoram Bikers Club il quale, insieme alla sua ragazza australiana di nome Liz, ha aiutato me ad avere la lettera d’invito per poter entrare in Pakistan solo con l’obbligo di partecipare ad uno dei tour che offre nel suo website. Per il mio piacere la mia decisione ovviamente andrà sul tour gastronomico all’interno della città vecchia. Wow!!! Trovo incredibile il cibo fatto per strada, perché tante restrizioni a livello sanitario? Per ora non avuto alcun sintomo di malessere mangiando roba cucinata nel mezzo di strada tra mosche, acqua nei secchi di plastica e grattate di palle. Abbiamo perso gli anticorpi!!! Un amico vespista di Shah e Liz mi offre un pranzo ed una revisione di Calypso da parte del suo meccanico di fiducia. Iraniani e Pakistani grandi e brave persone. Grazie Medio Oriente, sei stato gentile con Calypso e me, ci sono alcune cose che non condivido e non sopporto ma in generale sei una zona da conoscere ed amare. Alla frontiera con l’India Calypso segna 12500 km, ora arriva l’Himalaya, sono eccitato!!!

georgia vs armenia

Georgia, dopo Batumi il mar nero è alle mie spalle e non rivedrò più il mare fino al Giappone. Trovo alloggio per un paio di giorni in un ostello nella città di Kutaisi dove una piscina in stile ddr mi chiama per un bagno rinfrescante ed una vecchia signora russa mi offre un massaggio che per 10 euro rimette a nuovo la mia schiena dolorante.

Per cena spiedini di rosticciana con marmellata di prugne, insalata di pomodori e due bei bicchieri freschi di vino bianco georgiano che mi spedisce con il sorriso verso un meritato riposo.

Un giorno di relax per ammirare i meravigliosi affreschi di età compresa fra il XVI e XVII secolo nel monastero di Gelati, la cattedrale di Bagrati ed aspettare in un grazioso cafè-bistro la fine di un incessante temporale. La strada per Tbilisi è piena di mucche a pascolare libere, cavalli e cani randagi pronti ad abbaiarmi e venirmi incontro al mio passaggio. Decido di fermarmi lungo la strada da una signora che vende pannocchie di mais bollite in acqua scaldata da un fuoco di legna, incuriosita dalla mia provenienza mi offre un pezzo di torta, un caffè ed un bicchiere di vodka calda come il piscio.

Tbilisi non sembra una città da un milione e duecentomila abitanti, le strade non sono così intasate come mi aspettavo, mi piace lo stile che hanno le case, mi piacciono i suoi musei, mi piace il suo vino e mi piace il suo cibo, specialmente quello cucinato al ristorante “pur pur”. Incontro un ragazzo danese che sta pedalando con la sua bicicletta dalla Finlandia fino all’Indonesia per l’associazione dei bambini della Groelandia. Mitico!!! La buona notizia è che sono riuscito ad avere la Visa per entrare in Iran, yay!!! Calypso sembra che non stia bene, ha iniziato a borbottare e perdere colpi a bassi regimi, merda!!! Guardo la candeletta ma sembra a posto, la corrente c’è, mmmhhh… allora smonto il carburatore e vedo che uno dei getti è intasato da un minuscolo granello di sporcizia raccolto evidentemente dal fondo del serbatoio. Grazie all’aria compressa trovata da un meccanico il getto è pulito e Calypso torna ad avere le sue performance di sempre. La vita notturna di Tbilisi è inaspettatamente elettronica ed i suoi club non sono niente male come non sono niente male anche le sue donne, un pò troppo impiallacciate di trucco ma questo è un problema che deriva dalla martellante opinione fashion che le grandi aziende inculcano nella mente di ogni singolo cittadino del mondo. Dopo 4 giorni di sosta riprendo il mio viaggio verso l’Armenia arrivando a Yerevan, la sua capitale, con 310 km percorsi. Lungo la strada prima del confine i soliti banchi di frutta e verdura riempiono l’aria di un’ottima fragranza dovuta ad una coltivazione diretta, inaspettatamente dopo una quarantina di chilometri i banchi si riempiono di prodotti per il bucato, detersivi e detergenti di tutte le varie marche con colori e grafiche inconfondibili cambiando l’odore dell’aria con il classico profumo di bucato. Mi chiedo <ma come fanno a venderli tutti visto che sono su strade dove i villaggi avranno si e no 100 abitanti? O quanto lavano?> ma poi con il passare dei chilometri tutto diventa più limpido nella mia mente e trovo l’unico motivo a tutta questa vendita selvaggia di detersivi, il vero motivo di tutti questi sacchi da 10 kg di percil, vernel, dixan, etc… è perché le massaie producano “speed” per il mercato europeo. Ah ah ah!!! (Se volete produrre speed per poi sniffarvelo per bloccare il sonno basta che riempite una vasca da bagno di acqua fredda, buttateci un cartone di dixan in polvere e poi con una batteria da automobile dare corrente fino a quando il tutto inizia a fare molta schiuma, dopo di che levare la schiuma con una schiumarola e lasciarla seccare. ecco fatto il vostro speed, semplice, economico e dannoso per il vostro cervello) eh eh eh!!! Alla frontiera dell’Armenia sono tutti curiosi di Calypso ed incontro pure un medico italiano trapiantato in Inghilterra che mi fa un sacco di feste. Le strade armene fanno proprio cacare, sono piene di buche ed è per questo che la ruota posteriore mi fa ciao, è la prima foratura del viaggio dopo ben 7910 km.

Un chiosco con grill sulla strada mi urla ad una sosta per un kebap che blocca la fame fino al mattino seguente, assaggio il vino armeno ma è troppo servatico, l’uomo del chiosco e sua moglie, con mio incredulo stupore e meraviglia, mi offrono una scopata con sua figlia, assurdo, ce la ridiamo di brutto e ovviamente non accetto per principio, per l’ora tarda e perché la figlia non era proprio un granché. Eh eh eh!!!

Nell’ostello di Yerevan sono tutti carini, un ragazzo di Hong Kong m’illumina che in Iran non accettano carte di credito e quindi è meglio ritirare dollari o euro per poi scambiarli in seguito, lo ringrazio animatamente per la sua preziosa dritta, conosco pure un signore che abita accanto all’ostello che ha appena comprato una vespa gs 300, simpatico e premuroso mi consiglia di andare nel piaggio center di Yerevan a vedere se vendono l’olio per il miscelatore visto che l’ho appena finito. Al piaggio center l’olio non ce l’hanno ma forse con quello che ho nel serbatoio riesco ad arrivare fino a Tehran, il meccanico filippino è simpatico e quando il suo turno è terminato andiamo nella via principale del centro a bere un paio di birre e chiacchierare del più e del meno.

Dopo due giorni di stop riprendo il mio cammino costeggiando i piedi del monte Ararat, il monte dove si presume ci sia l’arca di Noe, boh? Io non l’ho vista, eh eh eh. Armenia ventosa con le sue splendide montagne e auto sempre con quattro uomini con le braccia fuori a finestrini aperti, occhiate strane, non mi piacciono gli uomini armeni infatti quando decido di fermarmi a mangiare o bere qualcosa lungo la strada preferisco fermarmi sempre dove ci lavorano donne, sono più curiose, cordiali e simpatiche infatti una signora mi offre delle pesche buonissime ed una selezione di cognac fatti in casa decisamente ruspanti, i suoi denti d’oro luccicano al suo sorriso dopo avermi intonato una canzone di toto cutugno “l’italiano” pazzesco, troppo simpatica e divertente, un uomo armeno non sarebbe mai stato così.

Arrivo nel paese di Tatev ad un’altezza di 1573 mt dopo otto km di strada sterrata, Tatev è famoso per il suo monastero e per la sua funicolare da guinness dei primati, il paese sarà composto da una cinquantina di famiglie le quali hanno un Bad&Breakfast cadauno. La signora che mi ospita è come sempre super gentile e parla leggermente inglese, un notte con cena e colazione dieci euro, perfetto!!! C’è pure la connessione wifi, incredibile pensando che appena ti addentri nel profondo della toscana la connessione non c’è oppure va lenta come una tartaruga. Perché Italia fai così? Meglio non logorarsi il fegato, meglio pensare a domani quando entrerò in Iran varcando la sottile linea del vero Medio Oriente. Georgia e Armenia sono molto simili tra di loro ma la Georgia per i miei gusti e le mie impressioni vince questa sfida tra nazioni confinanti a territori dove l’islam ne è padrone.

tra pistole e çay tea

Durante la mia permanenza a Istanbul durata la bellezza di dieci giorni ho la fortuna di conoscere Sinan, un ragazzo turco che da tre mesi ha aperto un caffè davanti alla casa dove abito e sua sorella Ebru che fa l’architetto tra Torino e Istanbul. Così parlando salta fuori che il giovane ragazzo ha avuto la fortuna o sfortuna di aver lavorato per un pò di tempo nel ristorante della città aperto da Massimo Bottura, infatti nel suo gastro-bar “smelt&Co.” si mangia veramente bene, invece sua sorella Ebru, dal nome che deriva dalla tecnica pittorica “Ebru”, parla perfettamente italiano essendo lei sposata con un ragazzo di Matera. Insieme trascorriamo piacevoli momenti tra caffè, çay tea e ottimo cibo con Ebru che trova pure il tempo di organizzarmi il mio tragitto attraverso la Turchia con il suo immancabile entusiasmo. Dopo calde giornate a malincuore saluto i due fratellini ed il simpatico Hakki per tornare finalmente in sella alla mia Calypso.

La costa del mar nero da Istanbul al confine con la Georgia è lunga ben 1730 km più o meno visto che è un dato rilevato dal contachilometri di Calypso. Il mar nero è sempre sulla mia sinistra e non riesco a levarmelo dalla vista, mentre sulla mia destra sono permanenti montagne verdi piene di noccioli.

In alcuni punti il mare è molto bello e mi stimola una sosta per un bagno che non farò, mentre in altri, più vicini a porti e città, fa abbastanza cacare lasciandomi leggermente deluso, la cosa buffa è che in tutto il mar nero esiste solo un’isola che in realtà è solo un grande scoglio con qualche albero.

Il cibo varia molto, dal kebab ai kofte, dalla pide alle insalate di pomodori, cipolla e cetrioli, dal riso pilaf alle zuppe di lenticchie per continuare con i dolci che ti fanno cascare i denti da quanto sono dolci, il tutto condito da occhiate curiose rivolte allo straniero su di una vespa.

Le moschee vengono fuori come funghi con i suoi lunghi e appuntiti minareti dove il muezzin invita con cantilene i suoi devoti alla preghiera. Dopo lunghe soste ad osservare la loro architettura vengo a scoprire la loro vera anima e cioè che in realtà le appuntite torri non sono altro che missili terra aria rivestiti e camuffati da eleganti ornamenti orientali pronti a partire in caso di parole sgradevoli da parte del presidente degli Stati Uniti Trump.

A metà della Turchia mi fermo per un paio di giorni nel paese di Dareli da un’amica di Ebru in una casa sperduta in montagna ad un’altezza di quasi 1800 mt, panorama fantastico, strada montana incredibile, come sempre buon cibo e la presenza di tre donne simpatiche e gentili. Madre, figlia ed amica.

Le tre grazie mi portano a fare un giro attraverso luoghi montani incontaminati su sentieri scoscesi e cascate d’acqua fresca buonissima, mi sento bene nel respirare aria pulita e rilassato dal suono di grilli, rane ed insetti vari. Una cosa incredibile è che nel paese sono tutti armati, anche Iclal, l’amica di Ebru, ha una pistola a tamburo che mi farà provare senza esitazione. Il rumore dei proiettili rimbomba nell’oscurità della notte su tutta la vallata, una forma di comunicazione tra case e paesani lontani ed anche un metodo per scacciare animali come orsi e lupi che si aggirano nei boschi, questo è il vero motivo per il quale tutti hanno una pistola in casa loro, un oggetto tenuto per sicurezza che ahimè a volte uccide qualcuno troppo ubriaco per tenere un’arma con se. Anche dopo questa esperienza il cowboy riprende il suo cammino verso il paese di Esenkiyi vicino la frontiera con la Georgia dove mi aspettano altri amici di Ebru e Sinan. Qua le montagne passano dai noccioli alle coltivazioni di çay tea, il migliore çay tea prodotto in tutta la Turchia ed io sarò ospitato da uno dei suoi coltivatori più rinomati della zona. Kenan è un uomo alla mano e non è religioso, con lui posso parlare tedesco visto che ha lavorato per tanti anni in Germania mentre sua moglie Neriman è la classica casalinga turca pronta ad impartirmi lezioni di cucina tipica della zona, una zona dove si parla il Laz, un dialetto che è quasi una lingua differente dal turco. Per ripagare della loro ospitalità aiuto Kenan a raccogliere e trasportare il tea fino al punto di smistamento verso la fabbrica dove successivamente sarà lavorato e impacchettato.

Una cosa inspiegabile è che le foglie di tea non hanno minimamente odore e solo dopo essere state trattate iniziano a produrre il loro inconfondibile aroma, infatti parcheggiando il pick up di fronte alla fabbrica l’odore intenso invade tutta la strada fino ad i nostri finestrini e le nostre narici. Potente!!! I giorni sono passati piacevolmente ed è tempo di dare un controllo ed una pulizia a Calypso poiché è arrivato il momento di ripartire, la Georgia è a dieci chilometri da qui ed i suoi controlli di frontiera mi stanno aspettando. Allora ciao.

istanbul (part. two)

Istanbul, il tuo nazionalismo è evidente, la tua bandiera è ovunque e domina su tutta la Turchia, il tuo spicchio di luna e la tua stella la rendano una tra le bandiere più belle del mondo. Osservando il lato sinistro di Calypso rammento il nostro percorso iniziato nel 2016 grazie alle bandiere attaccate sulla sua pelle bianca, ben 29 nazioni attraversate e soffermandomi sui loro colori mi rendo conto che il rosso è in maggioranza sulle bandiere di tutto il mondo, chissà per quale motivo?

Istanbul, città meravigliosa, il mio più grande dispiacere è di non saper parlare la tua lingua, mi piacerebbe interagire con qualche personaggio della zona ma devo accontentarmi di comunicare con i giovani del quartiere con il mio risicato inglese, comunque per una vacanza di passaggio è più che sufficiente e perché pretendere di più visto le mie pessime capacità di aggregazione?

Il mix tra turchi occidentalizzati, ortodossi, poveri e benestanti è incredibile, il caos regna tra le grandi e piccole vie della città, autobus strapieni, ingorghi, motociclisti senza casco, altri con, sensi unici non rispettati e parcheggi selvaggi, impossibile stare alle regole, ma esistono le regole? Certamente e anche tanta censura, ma se tutto questo non ci fosse che Istanbul sarebbe?

Ancora non riesco a capire la differenza tra donne senza velo, con il velo solo a coprire i capelli, con il velo in testa e vestito che copre tutte le forme del corpo o le più estremiste completamente coperte da un tipo di burka tutto nero che con gli occhiali da sole neri il contrasto è così potente da farle diventare delle ombre viventi con smartphone luccicante tra le mani e coloratissime scarpe da ginnastica della Nike e Adidas. O come mai la religione è così influente sull’essere umano? Sono millenni che si va avanti con le solite storie, che palle!!! È così importante credere? È così difficile essere solo brave e rispettose persone? È così difficile vivere tutti all’unisono cooperando per il proprio far bisogno e quello comune a livello universale? Alla fine si parla sempre di un dio, un dio che ha nomi diversi, con più o meno idee ed insegnamenti simili scritti su supporti e lingue differenti, un credo che dovrebbe essere libero in tutte le sue forme ma senza indiscriminazioni, giochi di potere e conflitti ideologici inutili che vanno contro ogni rappresentazione religiosa. Che palle!!! Mi sono stancato di scrivere queste cose, forse è solo un mio delirio che mi causa solo mal di testa, meglio prendere un moment e non pensarci, tanto l’idea di un mondo in pace svanisce ogni maledetto giorno guardando ed ascoltando un fottutissimo telegiornale.

Comunque, se comprate una guida turistica di Istanbul troverete tutto quello che ho visto ed assaggiato in questa stupenda città. Tra pochi giorni riprenderò il mio viaggio verso Tbilisi costeggiando tutto il mar nero cercando anticipatamente un modo per arrivare in India via terra o con una possibile spedizione a buon prezzo di Calypso, la vedo dura ma questo è il mondo.

istanbul (part. one)

Lascio la Grecia a malincuore con il suo splendido mare e il suo magnifico cibo ma appena metto piede sul suolo turco l’entusiasmo di arrivare a Istanbul mi fa aprire il gas a Calypso ed in poche ore percorro 320 km attraverso un paesaggio incantevole e sotto ad un temporale passeggero.

Da Alessandropoli a Istanbul la strada è tutta dritta ed abbastanza monotona ma appena entro nella grande città turca la storia cambia. Cosa fare se attaccati da orde di tassisti, camionisti e automobilisti impazziti? Diventare come loro, camuffarsi, integrarsi nel loro caos e quindi azione mutante o gara del Motogp, quanto mi piace sentirmi suonare il clacson o maledirmi quando sfioro specchietti o carrozzerie a tutto gas barcollando a causa del peso che ha sulle spalle la povera Calypso. Mi bloccate il passaggio? Bene, io ci passo lo stesso. Chilometri e chilometri ma dopo mezz’ora sono ancora in periferia, fortunatamente mi distraggo cantando la canzone Istanbul dei Litfiba.

Grandi opere, palazzi fatiscenti e l’immancabile faccia di Erdogan su ogni manifesto che ringrazia i turchi, che dire? Contenti loro. Comunque la prima impressione, politica a parte, è che la Turchia è più avanti che dell’Italia. Istanbul, città antica e moderna in continua espansione, più cara per viverci rispetto ad altre città ma la forza lavoro è qui, università, nuove linee di metropolitana, mantenimento delle sue antichità e del suo turismo, wifi ovunque ed il continuo risanamento di vecchi edifici per un business immobiliare pazzesco, tre squadre di calcio e la unica nel mondo con la divisione tra occidente e oriente, un lato Europa, nel mezzo il Bosforo e dall’altro lato Asia come uno spaccato di tettonica a zolle, magnifico.

Dopo essermi perso nella sua ragnatela di stradine riesco ad incontrarmi con Hakki, amico di famiglia simpatico e premuroso che compra, restaura e affitta appartamenti, a chi interessa questa è la sua mail:

cankatemlak@gmail.com o tel. +90 5354398154 fatih-istanbul

Balat è il quartiere dove rimarrò per qualche giorno

il quartiere più bello e particolare di Istanbul con il suo mix di culture, le sue vie, il suo anarchismo, i suoi vintage bar

con la sua moltitudine di gatti e con i suoi bambini chiassosi e liberi di giocare ovunque e con qualsiasi cosa.

Balat, I love you!!!

calypso e gli dei dell’olimpo

Dopo una minuziosa perquisizione da parte delle forze dell’ordine di frontiera macedone entro nell’acclamata e antica Grecia. Omero, Iliade, Odissea, ricordi di storie ed avventure di Dei e semi Dei, quanto sei bella Grecia!!! A parte le tue centrali idroelettriche. La regione dove si trova Thessaloniki è ancora oggi reclamata da parte della vicina macedonia che non smette di essere incazzata con i greci per aver preso i suoi territori e cambiato nomi alle città che un tempo lontano erano di sua appartenenza.

Abbozziamola con antiche rivendicazioni ormai i confini del mondo sono già stati assegnati, se volevate vivere tutti felici e contenti non dovevate inventare le guerre o essere dei conquistatori ma stare in pace con voi stessi e nel vostro piccolo e grande territorio che è il mondo. E pensare che tutto ha inizio da quando l’homo sapiens inventò il primo utensile per uccidere gli animali e di conseguenza anche gli esseri umani. Senza conflitti chi saremo?

Da lontano Thessaloniki è incredibilmente affascinante con il suo agglomerato di case che partono dal mare fino ad arrivare in alto sulle colline, la seconda città più popolosa della Grecia con il suo importante porto e con le sue influenze ottomane, bizantine e romane. Alloggio presso la casa di Eleni trovata su airbnb, super host e super gentile, con le sue indicazioni e grazie anche a Calypso riesco a vedere tutte le cose importanti della città: il magnifico museo di cultura bizantina, l’arco di galerius, la moschea rotunda, diverse chiese ortodosse, il restaurato modiano market ed il castello eptapyrgio con le sue prigioni e con un splendido panorama su tutta la città. Eleni è un’esperta di culinaria, i suoi genitori hanno sempre lavorato nella ristorazione e la sua lista di cose da provare è interminabile: il classico gyros con tzaziki, bougatsa simile ad una torta salata, greek salad, souvlaki spiedini di maiale o pollo, soutzoukakia polpette al sugo dal sapore orientale unico, trigono panoramatos come una sfogliatella napoletana, etc…

in più passeggiando sul lungo mare prima del tramonto si può incontrare uno street cocktail in bicicletta che fa dei mojito da favola. Dovrei starci qualche mese in Grecia ma ormai il mio progetto è un altro e a malincuore saluto Eleni per dirigermi verso le cristalline spiagge di halkidiki e farmi un paio di giorni al sole ed al mare.

Paesaggio mediterraneo con i suoi colori ed i suoi profumi e l’inconfondibile cantilena delle cicale, luoghi di mare dove potrei vivere ed oziare fino alla mia morte. La mia nuova stanza è difronte alla spiaggia di vourvourou e sopra al “garlic bar”, un bar di appassionati vespisti, coincidenze piacevoli che rilassano il mio corpo e la mia mente. Due cameriere, purtroppo già impegnate, addolciscono con la loro presenza e gentilezza i miei pensieri ormai verso Istanbul o più precisamente Costantinopoli.

albania & co.

Arrivo in Albania ed il primo pensiero è stato… ma dove sono le donne? gli spermatozoi maschili albanesi devono essere in maggioranza rispetto a quelli femminili e poi, perché piacciono così tanto le mercedes in questo paese? Tutto è un mistero. Mai visti così tanti animali morti lungo la strada. Pensando agli sbarchi di migranti albanesi avvenuti nel 1991 lungo le coste dell’adriatico entro a Tirana come turista di passaggio. Vengo accolto al “trip’n hostel” da una graziosa coppia di albanesi vissuti a Roma per quasi 17 anni, come sempre la maggioranza dei ragazzi all’interno dell’hostel è di origine australiana. Mi fermo a Tirana per un paio di giorni avvolto dallo spirito gioviale albanese e con maggiore presenza femminili ormai catturata dal consumismo occidentale.

Molto interessante il national history museum, bella la piazza principale che purtroppo in questi giorni è deturpata da maxi schermo e stands della coppa del mondo di calcio, la torre dell’orologio e le varie chiese ortodosse, hotel a 5 stelle in costruzione adornati da edifici consumati ma la città è attiva e viva senza discriminazioni verso cattolici, ortodossi e mussulmani, tutto in pace e senza conflitti forse grazie allo spirito laico albanese. Il cibo è molto simile a quello turco che trovavo a Berlino, i “qofte” salsiccine di carne bovina, “ajk me speca” ovvero una salsa di yogurt con peperoni in salamoia ed il pane sono da paura!!!

Il grande lago Ohrid è la porta per la macedonia e con solo 225 km arrivo a Bitola una piccola città macedone vicino al confine con la Grecia con un sacco di gente passeggiando lungo le vie del centro e seduta nei molti bar a bere e chiacchierare tra loro.

Gradevole la permanenza nell’hostel di Bitola all’interno di un classico edificio dell’est post comunista con un giardino dove posso lasciare indisturbata Calypso, c’è un gruppo di lavoratori kosovari di una ditta in subappalto per costruire una nuova strada ed è per questo che la cena offerta dal proprietario è esageratamente sostanziosa a causa dei lavoratori che necessitano energia e carboidrati, con la pancia piena non riesco a salire le scale per andare in camera dove mi addormento felicemente nell’essere in viaggio con Calypso.

bye bye italy

Altro allora ciao ma questa volta da Prato, ora è definitivo, il viaggio a inizio!!!

L’Europa è stata semplice, troppe comodità, troppe certezze, ora sono curioso su cosa mi aspetterà aldilà della Turchia, impaziente, irrequieto, emozionato, incredulo, quante emozioni per un singolo viaggio eppure vado solo in Giappone. Ultimo caffè, sigaretta, saluto e poi via verso il muraglione con la sua strada serpeggiante che mi porta fino a cattolica alla ricerca del famigerato imbuto che dovrebbe filtrare l’acqua ed altre impurità dalle varie benzine, sfortunatamente l’avevano terminato, da ordinare, non posso aspettare, cazzo!!! Fuck all’imbuto faccio senza.

Ancona, traghetto della SNAV con equipaggio limitato mentalmente ma almeno alle sette di mattina arrivo a Split dove increduli motociclisti scattano foto a calypso e me, ma quante bmw gs hanno venduto? È pieno, sembrano formiche, la certezza di essere l’unico in vespa si frantuma alla frontiera con la Bosnia Herzegovina dove incontro un ragazzo svizzero con una vespa px 200 con un solo zaino diretto in ucraina per un matrimonio, mitico!!! E che invidia per la sua leggerezza. La Bosnia dura poco per poi riprendere la Croazia, che figata!!!

Faccio decidere la sosta alla benzina e cioè quando sta per terminare, la spia della riserva si ferma nel paese di Mali Ston dove vengono coltivati grandi quantità di molluschi, wow!!! Ostriche per cena, il paese è tagliato da un muro medievale percorribile a piedi per un paio di chilometri al costo di 9 euro, shit!!! Lo voglio provare sembra divertente, anzi no è massacrante e distruttivo per le mie gambe ed i miei polmoni, devo smettere di fumare, non lo farò mai. Mattina, ore 11, la lancetta della benzina non torna su con il pieno, mmmhhh forse si è rotto il galleggiante o forse no, con il pugno do un cazzotto al contachilometri e la lancetta torna su, yesss!!!

Nuovamente Bosnia

e poi Montenegro sotto la pioggia, ostello, doccia e domani Tirana, Albania.

welcome to italy

Italia, tre mesi di stop, la mia unica canzone che mi ha accompagnato in questo lungo periodo è “noia” dei CCCP dall’album “affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi”. Tempo perduto tra documenti, visti, vaccinazioni e da diversi no.

Tempo piacevole con amici e familiari paranoici con turbe psicologiche di non rivedermi più a causa di possibili incidenti mortali o per la mia voglia di vivere in Giappone o in qualsiasi altro paese al di fuori dell’Italia. Italia, nazione dalla forma di uno stivale, uno stivale pieno di merda, puzzolente ed ormai troppo stretto per il mio essere. Fortunatamente una giornata di chilometri durante il Pontedera vespa meeting 2018 svolto il 21/22 aprile mi ha ricaricato d’energia, divertente e piacevole con il ricordo del vespa tour di sevilla nel 2016.

Colazioni, pranzi e cene hanno eliminato il mio six-pack da anoressico ed acquisito senza attività sportive ma solo lavorando 10 ore al giorno davanti ad una cucina di 200° o le 12 ore sudate ballando al Berghain di Berlino durante i fine settimana, da 60 kg a 65 kg, un pò di cotenna forse mi farà bene in previsione al lungo viaggio o vari problemi di dissenteria.

Piacevoli e rigenerative per il mio cuore e anima sono state le presenze di alcune amiche di Berlino venute a trovarmi per un’ultimo saluto prima della partenza, allora ciao mie amatissime!!!

Partenza prevista per il 27 giugno 2018, tutto è pronto, calypso è power, io sono carico con una voglia indescrivibile di arrivare nell’amatissimo sol levante.

Sto arrivando!!!

Pronti, via!!!

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